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"Strappare Lungo i Bordi": ZeroCalcare, il disagio di una generazione...e Alice

"Strappare Lungo I Bordi" è la nuova serie animata originale Netflix del fumettista ZeroCalcare. Dal momento che non si può parlare della serie senza spoiler, se non l'avete ancora vista vi sconsiglio di proseguire. Per gli altri...è annata così.



Strappare lungo i bordi descrive una generazione, quella cresciuta negli anni '90, i cosiddetti...millennial. E si sa, la nostra è un po' una generazione sfigata, nata e cresciuta in un periodo in cui il mondo (o almeno l'Italia) aveva toccato il fondo, stava cambiando, riprendendosi dopo una crisi post boom economico senza precedenti. Siamo i figli dei "boomer". Praticamente siamo nati sia troppo tardi che troppo presto. La generazione prima di noi ha avuto vita facile, quella dopo di noi avrà vita facile, noi...s'attaccamo ar cazzo.


Tutto questo Michele Rech lo esprime alla perfezione durante le 2 ore che intrattengono lo spettatore e che passano come fossero 10 minuti. A cominciare dalla sigla di Giancane, ogni battuta di "Strappare Lungo i Bordi", ogni "gag", ogni scena, ha un sapore dolce amaro. Ad ogni battuta di Z, che poi battute non sono, ci scappa prima una risata e poi una voce nella testa, del nostro Armadillo personale, che ci dice "che cazzo te ridi, c'è da piagne".


Dalla ricerca del lavoro, alle illusioni che ci eravamo fatti da ragazzini sul come si vive, al non saper sostituire una ruota bucata con un cric, tutto fa ridere, sorridere e riflettere. Ciò di cui si parla nella serie però non è solo questo. Si parla anche di come ognuno dei protagonisti ha reagito. Chi non trovando lavoro si è messo in proprio, chi insegue i propri sogni facendo un lavoro che non rispecchia le proprie aspettative, chi è consapevole di non saper fare nulla e gioca a "poker online".



Poi c'è Alice. Alice che non trovando posto nel mondo, avendo fallito, essendo costretta a tornare a casa dopo aver tentato il "sogno romano", ha compiuto il gesto estremo. Gesto estremo di cui si fa fatica a parlare, a parlare in modo crudo e reale. Suicidio, così sì chiama. E tra chi evita di pensarci facendosi seghe mentali, chi prova a mostrarsi forte e ad accettarlo, c'è Secco che ci fa scoprire il misfatto con una battuta "secca", amara e cinica:


<<Pensa Sarah che sta a dormì nel letto de 'na morta.>>

Tutti abbiamo un Alice nella vita, direttamente o indirettamente. Tutti ci facciamo le stesse domande di Z quando qualcuno si suicida ed ognuno reagisce in modo diverso. Perché non c'è un modo giusto, un libretto di istruzioni per capire, per prevedere. Non c'è un rimedio, una richiesta di aiuto. Almeno nella maggior parte dei casi.


Detto questo la serie ha un solo difetto: è troppo corta. ZeroCalcare è un genio nel suo genere e per quanto mi riguarda potrebbe farne 1939956838 di stagioni. Diciamo che come inizio è partito in quarta. Spero continui su questa strada perché da dire sulla nostra generazione c'è molto, e lui lo fa in modo superbo.


Detto ciò. Siete arrivati alla fine della recensione. Mò...


<<Annamo a pijà un gelato?>>

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VOTO 11/10

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